Aperitivo Filosofico – Ottobre 2024
C’è un filo rosso che attraversa l’aperitivo filosofico del 18 ottobre 2024: l’urgenza di ripensare i concetti che sorreggono il nostro tempo. Non per amore astratto della teoria, ma per costruire una metodologia realmente trasformativa, capace di incidere sulla realtà e di restituire equilibrio a un mondo segnato da disarmonie crescenti.
Durante l’incontro, Leandro Pallozzi apre il dialogo ricordando che la filosofia non è un ornamento per pochi, ma uno strumento che può orientare ogni dimensione del reale. Per trasformare la società, dice, bisogna partire dai concetti e dalla metafisica, perché è lì che si formano le logiche che poi guidano l’economia, la politica, la cultura quotidiana. La filosofia deve uscire dalla biblioteca e diventare disciplina viva, pratica, capace di “governare la transizione” e di curare il pensiero inconsapevole che sorregge l’attuale forma del reale.
La diagnosi del presente: un mondo individualizzato e “economicizzato”
Il quadro che emerge è nitido: viviamo in una realtà dominata dall’economicizzazione, un principio che ha invaso le relazioni, la tecnica, la politica, fino alla nostra percezione della vita stessa. Questa egemonia produce effetti tangibili (diseguaglianze, precarietà, entropia) e intangibili (frammentazione sociale, isolamento, perdita del senso di comunità) .
Eppure, ricorda Pallozzi, la realtà non è immobile. È storicamente dinamica e attraversata da una movenza dialettica. Ma il cambiamento non è automaticamente buono: la libertà lasciata a sé stessa è paradosso, la rivoluzione violenta è distruttiva. Ciò che serve è un governo consapevole della trasformazione, un metodo che non si limiti a invertire ruoli di potere, ma che modifichi la forma stessa del reale.
Il cuore del dibattito: ripensare il concetto di comunità
Il tema centrale dell’incontro diventa allora la comunità: non un concetto nostalgico o retorico, ma una parola che tutti riconoscono come necessaria e al tempo stesso smarrita. Ogni partecipante porta un frammento di definizione.
Lorenzo Bernardi sottolinea che i giovani non usano più la parola “comunità”, ma ne cercano inconsapevolmente il senso: cercano connessioni, spazi di reciprocità, antidoti all’individualismo, anche attraverso forme digitali o informali di aggregazione .
Luisa Brunori porta il discorso sul piano psicologico: viviamo in un modello economico che struttura il mondo come competizione permanente. Da qui la proposta di un paradigma Win-Win, un modello in cui l’Io può trasformarsi in Noi senza perdersi, rovesciando la logica del conflitto che anima il sistema dominante.
Riccardo Ballerini richiama il rischio del nichilismo passivo nelle nuove generazioni: la perdita di interesse verso il sapere, la difficoltà a porsi domande, la rassegnazione. Senza un risveglio del pensiero critico, nessuna comunità può nascere.
Valentina Ugolini mette l’accento sulla mancanza di riconoscimento reciproco: “non ci guardiamo più negli occhi”. La comunità, dice, nasce da un gesto semplice ma rivoluzionario: vedere l’altro.
Raffaello De Brasi, esperto di cooperazione e istituzioni, ricorda che la comunità non è solo un’idea: esiste nella realtà quotidiana, nelle associazioni, nel volontariato, nella cooperazione sociale. Ma è fragile, e spesso schiacciata dai modelli economici dominanti.
Olivetti come modello: la comunità tra economia, cultura e responsabilità
Un contributo fondamentale arriva dall’intervento approfondito di Mauro Casadio Farolfi, che ripercorre la visione di Adriano Olivetti e le numerose esperienze comunitarie da lui analizzate in Italia e nel mondo. Olivetti non fu solo un imprenditore innovatore: fu il promotore di un sistema economico-culturale in cui il profitto era uno strumento, non un fine; in cui la fabbrica era anche luogo di formazione, bellezza, welfare, partecipazione democratica; in cui l’impresa era pensata come comunità concreta, capace di armonizzare persona, territorio e sviluppo tecnologico .
Il racconto delle esperienze della rivista Comunità, dei modelli di governance, delle prime forme di welfare aziendale e dei tentativi di creare un partito politico comunitario, mostra quanto sia possibile pensare a un’economia non capitalistica, non collettivista, ma comunitaria.
Dalla teoria alla micro-pratica: comunità come relazione viva
Massimiliano Calvi riporta il discorso sulla quotidianità: la comunità è relazione. Senza una cultura della relazione, senza un’educazione all’intelligenza emotiva, ogni tentativo sarà astratto. La società liquida contemporanea richiede nuove forme per far emergere le emozioni e per integrarle in un modello di convivenza.
Mirko De Giovanni aggiunge che il capitalismo produce relazioni “consumistiche”, prive di sacralità. Per questo, forse, la trasformazione deve partire da comunità micro, protette, in cui si possono sperimentare nuove forme di convivenza e nuovi modelli economici relazionali.
Un concetto nuovo di comunità: equilibrio tra Io e Noi
Dalla discussione emerge una conclusione condivisa: la comunità di cui abbiamo bisogno non è mai esistita. Non è il ritorno a un passato idealizzato, né un modello collettivista che schiaccia l’individuo. È un concetto nuovo, innovativo, fondato sull’armonia fra Io e Noi.
Un equilibrio che non annulla la differenza, ma la rende feconda.
Un modello che nessuno ha davvero tentato e che può diventare il cuore di una metodologia trasformativa.
Pensare per trasformare: la nascita della scuola dei concetti
L’incontro si chiude su un punto fondamentale: la trasformazione non nasce dall’azione immediata, ma dalla cura dei concetti.
La “scuola dei concetti” diventa l’embrione di un percorso strutturato che mira a:
- analizzare criticamente i concetti mainstream
- risignificarli collettivamente
- restituirli alla realtà come strumenti operativi
- costruire un nuovo metodo economico relazionale e compensativo
- diffondere questi concetti attraverso formazione, politica, comunicazione
È qui che si intravede il progetto di una metodologia trasformativa: una filosofia che non osserva il mondo, ma lo modella; un sistema di pensiero capace di diventare pratica; un percorso che nasce dal dialogo e cresce come comunità.
