Trasformare “Il migliore dei mondi possibili” tra necessità concreta e utopia

Trasformare “Il migliore dei mondi possibili” tra necessità concreta e utopia

L’incontro del 27 giugno 2024 ha avuto un obiettivo preciso: capire quale sia oggi la priorità ontologica del reale, cioè il principio che più di ogni altro produce e determina la forma del nostro tempo. Da qui si è aperto un dibattito intenso sulla natura dello spirito contemporaneo, sulle sue conseguenze e sulle possibilità concrete di trasformarlo.

1. Il cuore della discussione: che forma ha la contemporaneità?

Si parte dalla domanda centrale: qual è oggi il principio che struttura il reale?
La maggior parte dei partecipanti riconosce alla tecnologia un ruolo dominante, ma non come causa originaria: la tecnica appare infatti subordinata a un principio più profondo, identificato spesso nel capitalismo, nella finanziarizzazione, nella logica del profitto e del potere economico.

Alcuni interventi sottolineano come la tecnica sia diventata strumento del capitale, e come questo rapporto abbia generato un mondo che non può dirsi “il migliore possibile”, nonostante i suoi successi apparenti. Viene evidenziata la crescente mercificazione della vita, la logica del “tutto si compra”, e la frammentazione sociale prodotta da questa forma di potere.

2. Conseguenze: un mondo che genera frammentazione e diseguaglianze

Molti partecipanti rilevano come l’attuale “spirito del mondo” produca:

  • individualizzazione e isolamento,
  • distrazione continua alimentata dalla tecnologia digitale,
  • squilibri economici e sociali strutturali,
  • danni intangibili alle relazioni, vero fondamento dell’umano.

Secondo Luisa Brunori, la perdita dei beni relazionali mina la salute mentale e la qualità della vita più di qualsiasi povertà materiale. La tecnica, usata come medium totalizzante, altera le relazioni e rischia di sostituirle.

3. Rivoluzione, transizione, trasformazione

Leandro Pallozzi introduce una distinzione chiave:

  • La rivoluzione rovescia i rapporti di forza ma non cambia la forma della realtà.
  • La transizione è un cambiamento senza governo, spesso guidato dalle multinazionali.
  • La trasformazione, invece, è un mutamento consapevole guidato da un progetto razionale.

L’obiettivo dichiarato del gruppo è lavorare proprio sulla trasformazione, non sull’attesa passiva né sulla distruzione del sistema.

4. Il ruolo della filosofia oggi

Più voci convergono su un punto: stiamo vivendo una nuova esigenza di filosofia.
Non una filosofia accademica, ma una filosofia capace di:

  • riunificare ciò che la scienza ha frammentato,
  • restituire senso all’agire,
  • orientare la politica,
  • aiutare a costruire un pensiero condiviso per guidare il cambiamento.

La filosofia, in questo senso, torna a occuparsi del tutto, come alle origini del pensiero occidentale.

5. Capitalismo, potere e autoreferenzialità

Gli interventi di Riccardo Ballerini e Mirko De Giovanni approfondiscono il rapporto tra capitale e potere.
Da un lato si discute se il potere sia il fine e il capitalismo il mezzo, dall’altro se il capitalismo stesso sia la forma contemporanea dello spirito, capace di inglobare la tecnica e produrre un sistema autoreferenziale simile a un codice vivente.

Il modello capitalista viene descritto come un meccanismo che si autoalimenta (“D–M–D’”), in cui il denaro genera altro denaro, colonizzando linguaggi, istituzioni, immaginario e desideri.

6. L’imperfezione come destino, l’utopia come possibilità

Alcuni interventi riconoscono che nessun mondo potrà mai dirsi perfetto: ogni epoca immagina la propria “età dell’oro” guardando indietro.
Tuttavia, proprio perché il reale è imperfetto, è anche perfettibile.

E qui entra in gioco la dimensione comunitaria: secondo molti, un miglioramento autentico è possibile solo riscoprendo un senso di comunità, superando il predominio dell’Io e costruendo un equilibrio nuovo tra dimensione individuale e dimensione collettiva.

7. Dalla teoria alla pratica: la necessità di un metodo

La parte finale dell’incontro si concentra su come passare dall’analisi all’azione.
Leandro Pallozzi racconta un’esperienza concreta: il progetto EFA, una camera di compensazione cooperativa ispirata a Keynes, che metteva in equilibrio profitto individuale e cooperazione. Un modello “win-win”, capace di neutralizzare la competizione distruttiva.

Questo esempio diventa la base per una proposta condivisa: lavorare insieme alla costruzione di un metodo multidisciplinare che rimetta al centro:

  • l’equilibrio tra Io e Noi,
  • la relazione come bene primario,
  • un’economia al servizio della comunità,
  • una filosofia operativa capace di orientare scelte politiche, tecnologiche ed etiche.

8. Conclusione: un laboratorio di trasformazione

L’incontro si chiude con un clima di entusiasmo: la consapevolezza di essere un gruppo vario e multidisciplinare che può tentare, in piccolo, ciò che sembra impossibile in grande.

Il messaggio finale è chiaro:
non viviamo nel migliore dei mondi possibili, ma possiamo lavorare insieme per trasformarlo.
E il primo passo è proprio questo: trovarsi, dialogare, pensare e immaginare una via nuova che unisca teoria, metodo e prassi.